LA PATENTE di Luigi Pirandello

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La Patente con Toto`

La Patente con Toto`

Poi leggi questo brano tratto dall'atto unico di Luigi Pirandello, La Patente.

D'Andrea: Introducetelo.

Marranca (tenendo aperto quanto più può la comune per tenersi discosto): Avanti, avanti... introducetevi...

 E come Chiàrchiaro entra, va via di furia. Rosario Chiàrchiaro s'è combinata una faccia da jettatore che è una meraviglia a vedere. S'è lasciato crescere su le cave gote gialle una barbaccia ispida e cespugliuta; s'è insellato sul naso un paio di grossi occhiali cerchiati d'osso che gli dànno l'aspetto d'un barbagianni. Ha poi indossato un abito lustro, sorcigno, che gli sgonfia da tutte le parti, e tiene una canna d'India in mano col manico di corno. Entra a passo di marcia funebre, battendo a terra la canna a ogni passo, e si para davanti al giudice.

D'Andrea (con uno scatto violento d'irritazione, buttando via le carte del processo): Ma fatemi il piacere! Che storie son queste! Vergognatevi!

Chiàrchiaro (senza scomporsi minimamente allo scatto del giudice, digrigna i denti gialli e dice sottovoce): Lei dunque non ci crede?

D'Andrea: V'ho detto di farmi il piacere! Non facciamo scherzi, via, caro Chiàrchiaro! - Sedete, sedete qua! Gli s'accosta e fa per posargli una mano sulla spalla.

Chiàrchiaro (subito, tirandosi indietro e tremendo): Non mi s'accosti! Se ne guardi bene! Vuol perdere la vista degli occhi?

D'Andrea (lo guarda freddamente, poi dice): Seguitate... Quando sarete comodo... - Vi ho mandato a chiamare per il vostro bene. Là c'è una sedia: sedete.

Chiàrchiaro (prende la seggiola. Siede, guarda il giudice, poi si mette a far rotolare con le mani su le gambe la canna d'India come un matterello e tentenna a lungo il capo. Alla fine mastica): Per il mio bene... Per il mio bene, lei dice... Ha il coraggio di dire per il mio bene! E lei si figura di fare il mio bene, signor giudice, dicendo che non crede alla jettatura?

D'Andrea (sedendo anche lui): Volete che vi dica che ci credo? Vi dirò che ci credo! Va bene?

Chiàrchiaro (recisamente, col tono di chi non ammette scherzi): Nossignore! Lei ci ha da credere sul serio, sul se-ri-o! Non solo, ma deve dimostrarlo istruendo il processo.

D'Andrea. Ah, vedete: questo sarà un po' difficile.

Chiàrchiaro (alzandosi e facendo per avviarsi): E allora me ne vado.

D'Andrea: Eh, via! Sedete! V'ho detto di non fare storie!

Chiàrchiaro: Io, storie? Non mi cimenti; o ne farà una tale esperienza... - Si tocchi, si tocchi!

D'Andrea: Ma io non mi tocco niente.

Chiàrchiaro: Si tocchi, le dico! Sono terribile, sa?

D'Andrea (severo): Basta, Chiàrchiaro! Non mi seccate. Sedete e vediamo d'intenderci. Vi ho fatto chiamare per dimostrarvi che la via che avete preso non è propriamente quella che possa condurvi a buon porto.

Chiàrchiaro: Signor giudice, io sono con le spalle al muro dentro un vicolo cieco. Di che porto, di che via mi parla?

D'Andrea: Di questa per cui vi vedo incamminato e di quella là della querela che avete sporto. Già l'una e l'altra, scusate, sono tra loro così.

 Infronta gl'indici delle due mani per significare che le due vie sembrano in contrasto.

Chiàrchiaro: Nossignore. Pare a lei, signor giudice.

D'Andrea: Come no? Là nel processo, accusate come diffamatori due, perché vi credono jettatore; e ora qua vi presentate a me, parato così, in vesti di jettatore, e pretendete anzi ch'io creda alla vostra jettatura.

Chiàrchiaro: Sissignore. Perfettamente.

D'Andrea: E non pare anche a voi che ci sia contraddizione?

Chiàrchiaro: Mi pare, signor giudice, un'altra cosa. Che lei non capisce niente!

D'Andrea: Dite, dite, caro Chiàrchiaro! Forse è una sacrosanta verità, questa che mi dite. Ma abbiate la bontà di spiegarmi perché non capisco niente.

Chiàrchiaro: La servo subito. Non solo le farò vedere che lei non capisce niente; ma anche toccare con mano che lei è un mio nemico.

D'Andrea: Io?

Chiàrchiaro: Lei, lei, sissignore. Mi dica un po': sa o non sa che il figlio del sindaco ha chiesto il patrocinio dell'avvocato Lorecchio?

D'Andrea: Lo so.

Chiàrchiaro: E lo sa che io - io, Rosario Chiàrchiaro - io stesso sono andato dall'avvocato Lorecchio a dargli sottomano tutte le prove del fatto: cioè, che non solo io mi ero accorto da più di un anno che tutti, vedendomi passare, facevano le corna e altri scongiuri più o meno puliti; ma anche le prove, signor giudice, prove documentate, testimonianze irrepetibili, sa? ir-re-pe-ti-bi-li di tutti i fatti spaventosi, su cui è edificata incrollabilmente, in-crol-la-bilmente, la mia fama di jettatore?

D'Andrea: Voi? Come? Voi siete andato a dar le prove all'avvocato avversario?

Chiàrchiaro: A Lorecchio. Sissignore.

D'Andrea (più imbalordito che mai): Eh... Vi confesso che capisco anche meno di prima.

Chiàrchiaro: Meno? Lei non capisce niente!

D'Andrea: Scusate... Siete andato a portare codeste prove contro di voi stesso all'avvocato avversario; perché? Per rendere più sicura l'assoluzione di quei due? E perché allora vi siete querelato?

Chiàrchiaro: Ma in questa domanda appunto è la prova, signor giudice, che lei non capisce niente! Io mi sono querelato perché voglio il riconoscimento ufficiale della mia potenza. Non capisce ancora? Voglio che sia ufficialmente riconosciuta questa mia potenza terribile, che è ormai l'unico mio capitale, signor giudice!

D'Andrea (facendo per abbracciarlo, commosso): Ah, povero Chiàrchiaro, povero Chiàrchiaro mio, ora capisco! Bel capitale, povero Chiàrchiaro! E che te ne fai?

Chiàrchiaro: Che me ne faccio? Come, che me ne faccio? Lei, caro signore, per esercitare codesta professione di giudice - anche così male come la esercita - mi dica un po', non ha dovuto prendere la laurea?

D'Andrea: Eh sì, la laurea...

Chiàrchiaro: E dunque! Voglio anch'io la mia patente. La patente di jettatore. Con tanto di bollo. Bollo legale. Jettatore patentato dal regio tribunale.

D'Andrea: E poi? Che te ne farai?

Chiàrchiaro: Che me ne farò? Ma dunque è proprio deficiente lei? Me lo metterò come titolo nei biglietti da visita! Ah, le par poco? La patente! Sarà la mia professione! Io sono stato assassinato, signor giudice! Sono un povero padre di famiglia. Lavoravo onestamente. Mi hanno cacciato via e buttato in mezzo a una strada, perché jettatore! In mezzo a una strada, con la moglie paralitica, da tre anni in un fondo di letto! e con due ragazze, che se lei le vede, signor giudice, le strappano il cuore dalla pena che le fanno: belline tutte e due; ma nessuno vorrà più saperne, perché figlie mie, capisce? E lo sa di che campiamo adesso tutt'e quattro? Del pane che si leva di bocca il mio figliuolo, che ha pure la sua famiglia, tre bambini! E le pare che possa fare ancora a lungo, povero figlio mio, questo sacrificio per me? Signor giudice, non mi resta altro che di mettermi a fare la professione di jettatore!

D'Andrea: Ma che ci guadagnerete?

Chiàrchiaro: Che ci guadagnerò? Ora glielo spiego. Intanto, mi vede: mi sono combinato con questo vestito. Faccio spavento! Questa barba... questi occhiali... Appena lei mi fa ottenere la patente, entro in campo! Lei dice, come? Me lo domanda - ripeto - perché è mio nemico!

D'Andrea: Io? Ma vi pare?

Chiàrchiaro: Sissignore, lei! Perché s'ostina a non credere alla mia potenza! Ma per fortuna ci credono gli altri, sa? Tutti, ci credono! Questa è la mia fortuna! Ci sono tante case da giuoco nel nostro paese! Basterà che io mi presenti. Non ci sarà bisogno di dir niente. Il tenutario della casa, i giocatori, mi pagheranno sottomano, per non avermi accanto e per farmene andar via! Mi metterò a ronzare come un moscone attorno a tutte le fabbriche; andrò a impostarmi ora davanti a una bottega, ora davanti a un'altra. Là c'è un giojelliere? - Davanti alla vetrina di quel giojelliere: mi pianto lì,

eseguisce

 mi metto a squadrare la gente così,

 eseguisce

e chi vuole che entri più a comprare in quella bottega una gioja, o a guardare a quella vetrina? Verrà fuori il padrone, e mi metterà in mano tre, cinque lire per farmi scostare e impostare da sentinella davanti alla bottega del suo rivale. Capisce? Sarà una specie di tassa che io d'ora in poi mi metterò a esigere!

D'Andrea: La tassa dell'ignoranza!

Chiàrchiaro: Dell'ignoranza? Ma no, caro lei! La tassa della salute! Perché ho accumulato tanta bile e tanto odio, io, contro tutta questa schifosa umanità, che veramente credo, signor giudice, d'avere qua, in questi occhi, la potenza di far crollare dalle fondamenta un'intera città! - Si tocchi! Si tocchi, perdio! Non vede? Lei è rimasto come una statua di sale!

D'Andrea, compreso di profonda pietà, è rimasto veramente come un balordo a mirarlo.

Si alzi, via! E si metta a istruire questo processo che farà epoca, in modo che i due imputati siano assolti per inesistenza di reato; questo vorrà dire per me il riconoscimento ufficiale della mia professione di jettatore!

D'Andrea (alzandosi): La patente?

Chiàrchiaro (impostandosi grottescamente e battendo la canna): La patente, sissignore!

Non ha finito di dire così, che la vetrata della finestra si apre pian piano, come mossa dal vento, urta contro il quadricello e la gabbia, e li fa cadere con fracasso.

 D'Andrea (con un grido, accorrendo): Ah, Dio! Il cardellino! Il cardellino! Ah, Dio! È morto... è morto... L'unico ricordo di mia madre... Morto... morto...

Alle grida, si spalanca la comune e accorrono i tre Giudici e Marranca, che subito si trattengono allibiti alla vista di Chiàrchiaro.

Tutti: Che è stato? Che è stato?

D'Andrea: Il vento... la vetrata... il cardellino...

Chiàrchiaro (con un grido di trionfo): Ma che vento! Che vetrata! Sono stato io! Non voleva crederci e gliene ho dato la prova! Io! Io! E come è morto quel cardellino,

subito, gli atti di terrore degli astanti, che si scostano da lui:

così, a uno a uno, morirete tutti!

Tutti (protestando, imprecando, supplicando in coro): Per l'anima vostra! Ti caschi la lingua! Dio, ajutaci! Sono un padre di famiglia!

Chiàrchiaro (imperioso, protendendo una mano): E allora qua, subito - pagate la tassa! - Tutti!

I tre giudici (facendo atto di cavar danari dalla tasca): Sì, subito! Ecco qua! Purché ve n'andiate! Per carità di Dio!

Chiàrchiaro (esultante, rivolgendosi al giudice D'Andrea, sempre con la mano protesa): Ha visto? E non ho ancora la patente! Istruisca il processo! Sono ricco! Sono ricco!

Sottolinea tutti i pronomi (oggetto diretto, indiretto, CI e NE), copia la frase dove sono contenuti e sostituisci al rispettivo pronome la parola o frase che sostituiscono.

Osserva: come si rivolge il giudice all'imputato Chiàrchiaro? Che forma usa? Lei o Voi?

invece come si rivolge Chiàrchiaro al giudice? Che forma usa? Lei o Voi?

Puoi darne una ragione?